"Upon Touch" è un progetto di ricerca visiva e creativa che esplora come le mani umane fungano da contenitori di memoria emotiva, intimità e identità culturale. Attraverso il disegno, l'animazione e la narrazione poetica, la mostra rivela come i gesti quotidiani, spesso trascurati, portino con sé espressioni profonde.
In definitiva, l'esposizione trasforma l'atto ordinario del toccare in una pacata meditazione sull'empatia, la vulnerabilità e la presenza, incoraggiando una riconsiderazione di quanto profondamente siamo plasmati da ciò che diamo, riceviamo e lasciamo andare.
Questa mostra è guidata da Torfon Adisakdecha in collaborazione con le artiste tailandesi Pavitchaya Prawatyotin e Sasirapat Monthnapakpong, le cui pratiche espandono collettivamente il dialogo tra gesto, identità e narrazione emotiva.
"Torfon Adisakdecha" esplora il linguaggio emotivo e simbolico del corpo umano, con una particolare attenzione alle mani come custodi di memoria e comunicazione non detta. È attratta dai gesti silenziosi e quotidiani che portano un profondo peso emotivo. Attraverso il disegno, l'animazione e lo storytelling visivo, indaga come il tatto operi sia come esperienza personale che culturale. Nel suo lavoro, le mani superano la rappresentazione anatomica per diventare archivi di connessione, registrando come le persone si prendono cura, stringono, esitano e lasciano la presa. Particolare attenzione è rivolta ai momenti di transizione in cui la presenza muta in assenza e il contatto si dissolve nella memoria. Il suo processo si fonda sull'osservazione e sulla ripetizione, traducendo il movimento fisico in forme visive meditative che enfatizzano il tempo e la risonanza emotiva. Influenzata dal concetto di impermanenza, la sua opera riflette la natura ciclica delle relazioni in cui il tocco viene continuamente donato, ricevuto e rilasciato.
"Sasirapat Monthnapakpong" esplora la crescita personale attraverso l'idea di essere cresciuti e accuditi. Vede la vita come qualcosa di plasmato dalle molte persone che entrano nella nostra esistenza in momenti diversi. Il suo lavoro si concentra sulle "mani di una persona" come simbolo di cura, dono e connessioni invisibili. Questi gesti riflettono un processo di crescita che non è lineare, ma ricco di ricezione e perdita. La sua serie, Raised by Someone’s Hands, riflette sull'esperienza di essere sostenuti e formati dagli altri. Le opere catturano momenti silenziosi e intimi dell'essere stretti e guidati, esplorando sia la presenza che l'assenza. Ripetendo questi gesti, l'artista evidenzia come le relazioni modellino l'identità nel tempo e riflette sulla transizione dall'essere destinatari di cure a colui che le fornisce.
"Pavitchaya Prawatyotin" fonda la sua pratica sull'atto della decostruzione. Passando dalla pittura ai media basati sull'obiettivo (lens-based media), indaga il corpo umano non come una forma fissa, ma come un luogo di percezione, memoria e vulnerabilità. Ha iniziato la sua indagine sulla frizione tra fotografia e pittura fondendo l'anatomia con elementi naturali per sfidare i confini del corpo. Attualmente, il suo lavoro esplora lo spazio intimo e psicologico dello sguardo, trattando la finestra come un luogo di esposizione dove il privato diventa pubblico. Attraverso vari media, tratta l'immagine come una superficie da rompere e riconfigurare. Deformando ciò che è riconoscibile, esplora la fragilità della connessione umana e la realtà instabile di vivere in un corpo costantemente osservato. Elementi floreali appaiono spesso come estensioni di questi gesti, rispecchiando la natura transitoria del tocco dove le forme fluttuano tra il trattenere e lo svanire.
Inaugurazione: 16 Febbraio - h. 18.30/21.00
Corals Gallery Via Evangelista Torricelli, 21, Milano
Durata: dal 18 al 22 Maggio
Orari: Lunedì - Venerdì dalle 15.00 alle 19.00