LEGGERE IL TEMPO. Quattro pratiche artistiche tra natura e materia

LEGGERE IL TEMPO. Quattro pratiche artistiche tra natura e materia

Inaugura mercoledì 9 settembre, presso la Galleria Corals, la mostra collettiva dal titolo Leggere il tempo. Quattro pratiche artistiche tra natura e materia che vede protagonisti gli artisti Daniele Cornacchia, Maria Corti, MORB e Katya Shkolnik.

Il percorso espositivo ruota attorno al concetto di tempo, nei luoghi e nella stessa natura che ci circonda, rendendolo visibile e tangibile. Gli artisti selezionati esplorano questo concetto attraverso pratiche distinte, che si muovono da un’osservazione intima della materia fino a uno sguardo più ampio sulle conseguenze del nostro passaggio sulla Terra.

Daniele Cornacchia con le opere Passi e Sedimenti del tempo rende visibile come il passaggio umano e il tempo siano letteralmente sedimentati nella natura, che diventa una tela involontaria.

La sua ricerca artistica indaga lo scorrere del tempo e la fragilità dell'esistenza umana di fronte alla ciclicità della natura. Al centro di questo percorso c'è la materia, intesa come un archivio naturale: un dispositivo vivente che registra, sedimenta e custodisce il passaggio del tempo e l'impronta dell'uomo sulla Terra. Un approccio che si fonda sull'ascolto e sull'osservazione rigorosa delle trasformazioni naturali, procedendo per sottrazione ed eliminando il superfluo per fare emergere la memoria profonda dei luoghi. Attraverso la manipolazione di elementi naturali - rocce segnate dall'erosione e forme vegetali essiccate - porta alla luce le tracce di questo grande registro della materia. Nelle loro forme inconsuete e stratificate, questi materiali si fanno testimoni di un tempo al contempo rigido ed eterno, innescando un dialogo silenzioso tra l'impermanenza della condizione umana e la memoria imperitura della natura.

Maria Corti osserva il suo giardino e le piante che lo popolano, facendolo diventare un diario temporale. In particolare con la serie portata in mostra, dal titolo Sauvage, la dimensione meditativa del suo lavoro cambia approccio: il disegno istintivo e urgente di ciò che ha attorno si pone come soglia, collegamento della sua persona con l’ambiente circostante. Ciò nasce dall'esigenza di indagare a fondo il mutare, silenzioso e lento, di un ambiente familiare - in questo caso il suo giardino - e della capacità di raccontare una storia attraverso la forma. Questi disegni appuntano il cambiamento della realtà sensibile nelle sue fasi, seguendone il processo, dove l’imperfezione estetica della superficie, di fiori o frutti, indica l'appartenenza al vero, a ciò che si trasforma nella sua vulnerabilità nel corso della vita. E nel declino della forma estetica nasce il racconto di un tempo vissuto. 

Spostando il punto di osservazione dal livello introspettivo del lavoro di Cornacchia e Corti, ci muoviamo a un livello macro con la ricerca artistica di Dawid Gurbowicz e Katya Shkolnik.

MORB indaga la frattura del presente, l’oblio delle origini, l’urgenza di riconoscere il primato della natura nel flusso del tempo. Il focus della sua ricerca sono le ferite che l’uomo infligge alla natura che lo circonda. Le sue opere diventano quindi strumento per narrare la fragilità del nostro tempo. Con l’installazione Le conseguenze del rifiuto, MORB indaga le conseguenze della rivoluzione industriale, dall’estrazione massiva delle materie prime all’inquinamento del suolo, dell'aria, dell'acqua e pertanto degli organismi. Un’umanità intrappolata nel tempo da lei stessa creato, tra l'irreversibilità delle sue azioni e un futuro compromesso da esse. Con questo lavoro, l’artista ci pone una domanda: è l'ignoranza o la vergogna a impedirci di riconoscere la nostra responsabilità verso l’ecosistema globale?

Time as an Aqueous Medium è una serie fotografica realizzata in Nuova Zelanda nel febbraio 2026 da Katya Shkolnik, fotografando la superficie dell’acqua scura da una piccola imbarcazione instabile. Guardando l'acqua giù dalla barca, la fotografa ha avuto l'impressione di osservare una porzione dell'universo - l'acqua era abbastanza scura da sembrare cielo, le foglie disperse su di essa simili a stelle. Ciò che galleggia sulla superficie o la interrompe - foglie, bolle, polvere, l'ombra occasionale di un albero - si registra come un segno. L'acqua stessa si percepisce quasi come uno specchio; gli elementi galleggianti risaltano al suo cospetto. Insieme registrano ciò che altrimenti sarebbe invisibile: le correnti che li hanno condotti lì. La fotografia mostra due cose contemporaneamente: una superficie che appare immobile e il residuo del movimento trattenuto su di essa. 

Sedimenti, giardini, acque, ferite: quattro modi diversi di leggere lo stesso testo, quello che la natura scrive senza fretta e senza pause, indipendentemente da noi. Cornacchia, Corti, MORB e  Shkolnik, non fanno che restituirne alcuni frammenti, nella speranza che osservarli da vicino ci restituisca anche la misura del nostro passaggio. 

Perché, come scrive Fabrizio Caramagna, “il tempo della natura non è il tempo della civiltà”  e forse è proprio in questo scarto, in questa distanza silenziosa, che si nasconde la responsabilità a cui la mostra invita a guardare.

Artisti

Daniele Cornacchia

Vive e lavora a Pistoia. La sua ricerca artistica si concentra sullo scorrere del tempo e sulla fragilità dell'esistenza umana di fronte alla ciclicità della natura, ponendo la materia al centro del proprio lavoro come testimone e archivio del tempo stesso.

Attraverso l'ascolto e l'osservazione del mutare delle stagioni, l'artista procede per sottrazione — eliminando il superfluo per far emergere l'identità intrinseca dei luoghi. Manipola elementi naturali come rocce consunte e vegetali essiccati, cercando nelle loro forme inconsuete un dialogo tra la fragilità umana e l'eternità della natura. Un lavoro che nasce dalla convinzione che l'uomo abbia perduto l'antico linguaggio che gli permetteva di comunicare con il mondo naturale, e che trova nella pratica artistica il tentativo di ricostruirlo - ricordando che non ne siamo padroni, ma custodi.

Tra le partecipazioni recenti, il progetto Prima Materia, presentato in due capitoli a Palazzo Sforza Cesarini (2024–2026), e II Biennale dell'Antropocene alla Fondazione Marco Besso (2025).

Maria Corti

Nata nel 1998. Vive a Varese, dove si forma tra studi classici e una precoce vocazione per la scrittura e le arti visive. Dopo il liceo si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove consegue il diploma di primo e secondo livello in Pittura. La sua ricerca si muove nello spazio di confine tra poesia e arti visive, indagando la sensibilità della persona all'interno del proprio contesto sociale. Tra le partecipazioni più recenti, la mostra Muselmann al Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi a Pisa (gennaio 2026) e My Miamina al MAGA di Gallarate (ottobre 2024).

MORB 

MORB (all’anagrafe Dawid Gurbowicz) nasce in Polonia e vive in Italia fin da giovanissimo. È un’artista multidisciplinare la cui ricerca indaga il rapporto tra l’essere umano e il tempo, moto e movimento, in un’analisi critica dell’essere umano che verte sui dogmi della società e sul suo impatto globale. Da adolescente si avvicina in modo autodidatta al mondo della street art e del graffitismo - un'influenza che poi trasferisce sulla tela, mantenendo la stessa carica diretta e provocatoria tipica dei muri urbani. Lavora su più piani, dalle superfici ai volumi: pittura tradizionale, manipolazione digitale, scultura ed installazioni immersive. Lavora spesso su supporti non convenzionali, tra cui principalmente il plexiglas. Esso diventa uno spazio di stratificazioni, dove la luce trasforma l’immagine e ne estende la presenza nello spazio. Per una maggiore coerenza nella sua pratica, usa materiali di recupero. Tra le partecipazioni più recenti: il progetto speciale Pixel Faith presentato per la fiera BOOMing (2025), la mostra personale Zoom nel profondo al Con/Temporary Spaces a Torino (maggio 2025) e il progetto Ex voto: l’archivio del giudizio durante la residenza artistica della fiera ULTRA al Palazzo Provana di Collegno (novembre-dicembre 2025).

Katya Shkolnik

(nata in URSS; vive e lavora a Milano) è un'artista multidisciplinare la cui ricerca spazia tra fotografia, suono e installazione. Con una formazione da ingegnere nucleare (MSc), affronta la fotocamera e lo spazio espositivo come strumenti sperimentali - ambienti controllati in cui un'unica variabile può essere isolata, sostenuta e osservata. Il suo lavoro è stato oggetto di mostre personali presso l'Abylkhan Kasteyev National Museum of Arts (Almaty), incluso in mostre collettive al MMOMA (Mosca), presentato in fiere d'arte tra cui START alla Saatchi Gallery (Londra) e SCOPE Miami Beach, e mostrato al CONTACT Photography Festival di Toronto.

 

Inaugurazione: Mercoledì 09 Settembre 2026 - h. 18.30/21.00

Corals Gallery Via Evangelista Torricelli, 21, Milano

Durata: dal 10 al 30 Settembre 2026

Orari: Lunedì - Venerdì dalle 15.00 alle 19.00

Apertura fuori orario su appuntamento

Domenica chiuso

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